Intervista presso Vera Mattina

Famiglie Adottive Insieme ospite di VERA TV

Martedì 20 Aprile siamo stati ospiti presso gli studi di VERA TV, nel programma VERA MATTINA, diretto dalla giornalista Jessica Balestra, per parlare di ADOZIONE.

Sono intervenuti il presidente di  Famiglie Adottive Insieme, Alberto Gallucci, e  Giusi Mezzalira, una delle soci fondatrici dell’associazione stessa . Nel corso dell’intervista il presidente dell’associazione si è soffermato particolarmente sulla storia dell’associazione e sul percorso affrontato dalle coppie che intendono adottare.  Giusi invece si è calata maggiormente nella sua veste di mamma raccontando la propria esperienza di famiglia.

Jessica Balestra con Alberto Gallucci e Giusi Mezzalira nella trasmissione di VERA MATTINA del 20 Aprile 2021, parlando di Adozione.

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Grazie Manuel

Testimonianze dal Mondo dell’Adozione 2: Manuel Bragonzi

Ringraziamo Manuel Antonio Bragonzi per aver partecipato al nostro incontro e per aver condiviso con noi emozioni e importanti riflessioni.

Manuel Bragonzi

L’incontro con Manuel ci ha portati in una storia unica, dolorosa e drammatica, ma nella quale la bellezza ha avuto un ruolo fondamentale.

Ripensando a Manuel che ci racconta, il cuore partecipa a tutto.
Al dolore fisico di quella violenza, di quella vita abbrutita di colui che chiamava nonno, bruciata dagli stenti, dall’alcool, e infine da Manuel stesso.
Al dolore per la violenza brutale che porta via la mamma lasciando solo, un figlio di tre anni. Una donna che riesce comunque, in quel contesto, a trasmettere alla sua creatura talmente tanto amore, che sarà sufficiente a salvargli la vita dalla cattiveria e dal male.
Il ritratto di mamita Isabel è per Manuel un ricordo straziante e doloroso ma prezioso e pieno di tutto quell’amore che lei ha lasciato nel suo piccolo grande cuore.
La bellezza riprende la vita di Manuel, quando incidentalmente incendia la casa e scappa. Si ferma a guardare da lontano il villaggio con la casa in fiamme e nella purezza dei suoi occhi, vede la bellezza di un fuoco nella notte.
In quel momento la sua piccola vita ricomincia, partendo da ciò che non può sapersi spiegare un bambino di cinque anni, partendo da un fuoco nella notte che si riflette nella luce dei suoi occhi.
Si rifugia nel bosco di eucalipti.
Manuel scappa da una impossibile esistenza, e si rifugia nel bosco che lo include nel suo ecosistema, lui ne diventa parte, percepisce un senso di fusione profonda con la natura, cammina guardando il cielo tra le chiome degli alberi, si nutre di bellezza. Il bosco lo contiene, lo protegge, lo nutre, come una madre con il proprio figlio. È un luogo di silenzio, ma non di solitudine, è vicinanza discreta, è spazio, è tempo, è cura. Manuel sa riconoscere la bellezza perché nella sua breve vita con la madre ne aveva fatto esperienza. È solo ma ritrova se stesso, pur essendo così piccolo, riesce a fare un percorso di consapevolezza su chi è e sul suo posto nel mondo. La sua vita è importante e fa parte della bellezza del mondo.
Dal bosco Manuel viene portato in orfanotrofio e da lì adottato da due genitori italiani. La storia dell’adozione è la parte che ci riguarda di più come associazione. Toccante il suo racconto con l’immagine del primo incontro con i genitori, i loro occhi spalancati di meraviglia su di lui e il suo (“io dissi di si…”) abbandonarsi in un abbraccio di cui aveva un disperato bisogno, il suo ritornare emotivamente indietro e recuperare tutto il contatto necessario, riprendersi una infanzia negata da esperienze che lo avevano fatto crescere troppo in fretta. Il cercare dai genitori quello sguardo esclusivo su di sé.
Un’altro momento importante è stato il prendere consapevolezza che stava lasciando la sua terra, guardandola allontanarsi e sparire dal finestrino dell’aereo. L’adozione comporta spesso anche questo tipo di sradicamento, la separazione anche dai propri luoghi.
Manuel si sente orgogliosamente cileno ed ha sempre difeso questa appartenenza.
Grazie Manuel, grazie alla tua voce di figlio che, per aver fatto un grande percorso personale, si mette a disposizione del mondo dell’adozione, prende per mano e guida figli nel loro cammino di ricerca di se stessi,
e genitori che hanno bisogno di sapere tanto dei sentimenti e pensieri che fanno parte della vita dei loro meravigliosi figli.
Tanti spunti di riflessione anche dagli interventi :
Il dolore del lutto è diverso dal dolore dell’abbandono. I genitori devono accompagnare, camminare al fianco del figlio reale senza cercare di sovrapporre le aspettative del figlio ideale. La gratitudine verso la madre. L’attesa vissuta dai figli.
Grazie perché ci hai donato emozioni, una parte importante della tua storia, e ci hai lasciato davvero tanto.
Cinzia Rogante
L'immagine può contenere: una o più persone, bambino e spazio all'aperto, il seguente testo "MARCELLO FOA con Manuel Antonio Bragonzi IL BAMBINO INVISIBILE Una sensazionale storia vera «Il bosco era la mia casa, l'albero mia madre. Questo il mio Libro della giungla» PIEMME Voci"

Il Bambino invisibile

Una sensazionale storia vera

Manuel Bragonzi

Mi è capitato ieri sera, quello che mi capitava spesso da ragazzo, quando mi immergevo talmente in una lettura appassionante, ad esempio uno dei meravigliosi romanzi di Salgari, che la storia mi prendesse talmente tanto che andavo avanti per ore a leggere fino a perdere la cognizione del tempo: “ma abbiamo fatto cena o dobbiamo ancora mangiare?”.

Ieri sera però il libro che mi ha appassionato talmente tanto – IL BAMBINO INVISIBILE – non era un romanzo, ma una storia vera, ambientata nel Cile di Pinochet, nei primi anni Ottanta, in fondo un tempo per  niente remoto, almeno per la mia generazione che in quegli anni terminava i propri studi universitari e cominciava a diventare protagonista nella società. In un Cile di cui il mondo parlava e conosceva per la feroce dittatura fascista seguita alla breve parentesi socialista di Salvator Allende il primo leader marxista andato al potere con libere elezioni popolari. Il Cile degli anni settanta e ottanta grondava di politica, per la mia generazione. Era per noi il Cile degli Inti-Illimani, de “Il pueblo unido jamas sera vencido”, una delle poche canzoni che mi piaceva cantare a squarciagola.

Ma niente di tutto questo troviamo nel libro che ho letteralmente divorato ieri sera, ambientato in un villaggio senza tempo, abitato da una umanità triste, da “un pueblo” degradato dalla fatica durissima, dall’alcool, dal risentimento e dalla violenza, totalmente “disunito”. Un villaggio senza luce elettrica, senza servizi di alcuna sorta, dove l’unico avvenimento di rilievo che poteva parlare di una mondo lontano e diverso era il pullman che passava una volta a settimana e su cui pochissimi salivano. Un villaggio dove tutti sapevano tutto di tutti, ma dove tutti erano chiusi in un silenzio duro e ostile che anche il vicino di casa poteva diventare uno sconosciuto nemico.

Protagonista un bambino di cinque anni: “il bambino invisibile”, come recita il titolo del libro, un bambino di strada, uno come ce ne sono stati tanti, milioni, e ce ne sono ancora in America Latina e nel resto del mondo. Ma normalmente si parla di “Meniños de rua” nelle periferie di grandi città o agglomerati urbani; e si parla di bambini e ragazzi che vivono in gruppo sotto i ponti o in ripari di fortuna, dopo aver tagliato ogni legame con le loro famiglie di origine.  In Cile ce ne saranno stati sicuramente tanti a Santiago, la capitale. Ma qui, nel villaggio di cui parla questo libro, siamo a duecento kilometri da Santiago, in un mondo arcaico e lontano. Manuel il protagonista è un “bambino di strada”. Ma la sua strada è solo una strada sterrata che dal villaggio porta ad un bosco di eucaliptos e lui, Manuel, è piuttosto un “bambino del bosco”, che vive da solo, dorme ai piedi degli alberi, una sorta di Mowgli del Libro della Jungla, ma che vive più vicino agli esseri umani e quindi in maniera molto più dolorosa e sofferta.

Questo bambino viveva al’interno di una famiglia che lo ignorava totalmente, perché non era la sua famiglia se non per il fatto che considerava il vecchio padre-padrone come “il suo nonnino” che lo picchiava però ogni mattina quando si svegliava e che non si interessava a lui se non per questa dose di cinghiate giornaliere. Delle altre donne che vivevano in casa, la moglie del padre padrone sua figlia e la nipote, non sapeva chi fossero. Non ricordava nulla di sua madre fino a quando un vecchio del villaggio non gli fa capire che era stata assassinata dall’uomo che lui si ostinava a chiamare “nonnino”.  Allora i ricordi della sua  Isabel, uccisa sotto i suoi occhi, quando lui aveva tre anni, gli torna continuamente in mente, ricorda il suo vestito, ricorda i suoi capelli, ma benché non ricordi il suo volto, ricorda il suo grande amore per lui, un amore pieno vissuto fino a tre anni che aveva generato in lui un fiducia così potente nella vita che lo aiuteranno a sopravvivere nei due anni vissuti in quella non-famiglia e poi lo aiuteranno a vivere pienamente e in totale libertà, immerso nella natura per i tre anni successivi, dopo che avrà deciso di fuggire da quella casa che non era casa per rifugiarsi nel bosco, sentendosi amato dai grandi alberi e dai piccoli animaletti e dagli uccelli che li frequentavano. Mentre il testo scorre, il racconto ci immerge sempre più nei pensieri e nei sentimenti di questo bambino che per tre anni consecutivi vive da solo e all’aperto, sentendo la Natura stranamente simile alla sua carissima Isabel, la mamma che lo aveva generato e lo aveva intensamente amato fino ai suoi tre anni. E insieme a questo amore per la natura il sentimento di qualcosa o di Qualcuno che tutto univa e tutto reggeva, lui come le piante e gli uccelli.

Tutto il racconto scorre sul filo delle esperienze del bambino, a partire dalla sua percezione della realtà. Ma il lettore, che ero io ieri sera, non poteva non pensare a quel villaggio che sapeva di questo bambino che viveva da solo nel bosco, perché spesso grandi e piccoli lo incrociavano sulla strada sterrata, ma facevano finta di non vederlo. Manuel viveva nel bosco, ma ai margini del villaggio, e in occasione di una rovinosa caduta da una grande albero, immerso in un avventuroso gioco con un uccellino, si ritrova in realtà a cadere dietro una della case del villaggio stesso, abitata da una donna, anche lei esclusa da tutti, l’unica che mostrerà un po’ di affetto per lui. Come a dire: tra esclusi, ci capiamo! Anche la “sua” famiglia sapeva che lui vagabondava nel bosco. E questo per tre interi anni. Mai nessuno che lo avesse chiamato.

Fino a che, dopo circa tre anni di questa vicenda, quando il bambino del bosco di anni ne aveva quasi otto, non furono avvertite le forze dell’ordine che andarono a prelevarlo portandolo in un orfanotrofio, da cui poi verrà adottato da una coppia italiana. Il libro termina qui, non prima però di raccontare l’incontro, anch’esso casuale ma intenso, tra Marcello Foa, lo scrittore e Manuel divenuto ormai un adulto pienamente inserito nella società milanese, sposato e con figli. Senza questa parte finale, raccontata in prima persona dallo scrittore, si sarebbe potuti restare tentati dall’idea di essere di fronte ad un’opera di fantasia, triste e delicata, ma pur sempre fantasia.

Leggendo solo questo libro, pubblicato nel 2012 e fra l’altro fuori commercio – io l’ho potuto acquistare da un rivenditore di libri usati – non si saprebbe molto di quel cittadino italiano di oggi di origini cilene. Ed ecco allora in aiuto un altro libro, scritto da GRETA BELLANDO, Un’altra immagine di me. Adulti adottati oggi genitori: un percorso di narrazione” ed ETS del 2015. Al suo interno, al capitolo 4, si parla proprio di lui, ma come adulto adottato, genitore anche lui, padre di tre bambini; in un capitolo intitolato: “Attraverso il loro sguardo rivedo il mio da bambino”.

Manuel Bragonzi

Manuel Antonio Bragonzi, quello che è stato il bambino del bosco, è oggi un uomo maturo di 44 anni; scenografo e regista,  all’inizio del 2019 ha fondato Anfad – Associazione Nazionale Figli Adottivi, di cui è presidente, per aiutare altri figli adottivi. In questo 2020 con il suo contributo nasce LoveAdoption TV, un canale realizzato da adottati adulti per l’Adozione.

Giovedì 10 Dicembre alle ore 21.30 sarà ospite di Famiglie Adottive Insieme su una piattaforma digitale. Chi fosse interessato a partecipare a questo incontro potrà lasciare un messaggio sulla nostra pagina face book “Famiglie Adottive Insieme”

Franco Pignotti

 

 

 

Testimonianze dal mondo dell’Adozione 1

Famiglie Adottive Insieme: si riparte …

per un programma del percorso associativo 2020 – 2021

Speravamo di aver passato il peggio nella scorsa primavera con il lockdown a causa del Covid 19 e che progressivamente saremmo tornati alla normalità. Così non è stato. La seconda ondata sembra peggiore della prima e ci costringe di nuovo a mantenere rarefatti i nostri movimenti. “Distanziamento” è la parola d’ordine in un’Italia a tre colori tendenti verso il rosso. Ovviamente in questa situazione anche la nostra attività associativa come Famiglie Adottive Insieme, ne ha risentito: impossibile fare qualsiasi programma di vita associativa in presenza. Ma come si dice, “la necessità aguzza l’ingegno”. Davanti a questa chiara prospettiva ci siamo chiesti cosa fare. E abbiamo pensato anche noi di utilizzare tutte le possibilità offerteci dalla tecnologia. Come si fa Didattica a Distanza e Smart Working, si organizzano anche Meeting e Formazione on line. “Webinar” è diventata la nuova parolina magica. Dopo un paio di incontri serali del Direttivo, grazie alla piattaforma Zoom, siamo riusciti a “pensare” un programma per questo nuovo anno sociale 2020-2021, un programma che potrebbe diventare anche più incisivo, pur nella mancanza della convivialità e della presenza diretta.

Abbiamo pensato di dedicare questo anno prevalentemente all’incontro con testimonianze di adulti adottati, denominando  questo percorso: “TESTIMONIANZE DAL MONDO DELL’ADOZIONE”.  L’idea è di vederci tramite la piattaforma Zoom (o altre simili) che permette di interagire anche a gruppi nutriti di persone, una sera al mese, nel dopo cena, ospitando “testimonianze dirette” di chi il mondo dell’adozione lo ha vissuto e lo sta vivendo in prima persona dalla parte dell’ “adottato” più che dalla parte dell’ “adottante”. La tecnologia è cosa fredda, si dice; ma se la sappiamo  utilizzare per il verso giusto e con le disposizioni giuste, anche essa ci può permettere incontri veri e sentiti.

Lo abbiamo sperimentato Giovedì 11 Novembre nel primo incontro di questo nostro programma. Un incontro riservato ai soci, quindi non aperto al pubblico, con una giovane donna  che lavora nel mondo della scuola come docente delle superiori. Prima del suo intervento, le persone presenti si sono raccontate brevemente per mettere l’ospite a proprio agio nel tentativo, riuscito, di andare oltre alla freddezza dello schermo per raggiungere il cuore delle persone. Lei ci ha raccontato con delicatezza la sua esperienza di persona adottata, le gioie e le criticità, i percorsi e le conquiste. Con queste parole il presidente dell’associazione, Alberto,   sintetizza l’esperienza vissuta da tutti: “Grazie  per la bellissima testimonianza che ci hai regalato. E’ stata davvero emozionante. Di solito ci si confronta dal lato dei genitori e ascoltare le parole e i sentimenti raccontati da una bambina, poi adolescente poi donna ma soprattutto figlia adottata, mi ha emozionato e commosso tantissimo. Sono anche contento e vi ringrazio della partecipazione di tanti di noi che mi ha dato gioia nel rivederci anche se in videoconferenza. La cosa mi incoraggia a sfruttare ancora meglio questa nuova “stanza di incontro” dove possiamo ritrovarci e vivere ancora momenti intensi e di amicizia. Grazie a tutti”.

Il prossimo appuntamento è stato programmato per Giovedì 10 Dicembre, sempre alle ore 21.30. Questa volta sarà un incontro aperto al pubblico, poiché la persona che sarà con noi – ovviamente sempre in videoconferenza – Manuel Antonio Bragonzi,  è uno dei fondatori della pagina facebook LOVE ADOPTION TV, un canale realizzato da adottati adulti per l’Adozione. La TV è stata creata per dare informazioni a 360° su tutto il mondo adottivo, coinvolgendo le figure professionali e non che ruotano attorno a questo bellissimo ed esteso mondo.”

La testimonianza di Manuel ci sarà utile pure per pensare anche noi a qualche cosa di simile per la promozione di una cultura sul mondo dell’adozione che vada oltre gli stereotipi, attraverso le tecnologie che sono davvero a portata di mano. Presto anche noi “usciremo” con delle ‘dirette’ attraverso la nostra pagina facebook “Famiglie Adottive Insieme”, che vi invitiamo a visitare.

Insomma, anche se siamo costretti a stare il più possibile in casa,   ci vogliamo “dare una smossa”. Anche noi siamo …. connessi!